© 2018 Luca Tumeo.

La Valle di Vinales si trova a ovest di L’Avana, nella lussureggiante campagna della Provincia di Pinar del Rio. In sole tre ore di viaggio ci siamo lasciati alle spalle la capitale e il caos cittadino alla ricerca della Cuba più autentica, quella dei campesinos, delle grandi piantagioni di tabacco, della tranquillità.

Uscendo dal centro di Vinales imbocchiamo a piedi una strada che lentamente risale la collina. Ha smesso di piovere e il verde brillante e saturo della vegetazione contrasta ancor più con il color rosso della terra. Ci accompagnano i galli e le galline, sul ciglio della strada maialini e cavalli, mentre dall’alto, appollaiati sugli alberi, ci osservano gli avvoltoi. Poi questo scenario da quadretto inizia un po’ a mutare, l’erbetta ai bordi della strada adesso è curatissima, passa sfrecciando un taxi che ci schizza d’acqua fino alle ginocchia e si ferma a poche centinaia di metri davanti ad un grande hotel. 
Se si vuole venire a Cuba e non si vuole capire molto di questa terra, dei suoi abitanti e della sua autenticità, basta rinchiudersi in uno di questi resort con super vista, ristoranti e ricchi buffet all’interno, escursioni e spettacoli preconfezionati. Disseminate in tutta l’isola ci sono però migliaia di casas particulares, sistemazioni in famiglia simili ai nostri B&B che favoriscono l’incontro tra le culture, aprendo alla socialità e ad inaspettate quanto imprevedibili opportunità ed esperienze.
Tornati in paese, noleggiamo due bici con l’intento di esplorare la campagna circostante. Passa poco tempo prima di ritrovarci sotto un albero lungo la strada per ripararci dalla pioggia scrosciante. Da un’abitazione vicina sentiamo delle voci che ci chiamano e voltandoci vediamo due signori che fanno segno di raggiungerli sotto la tettoia. Emilio e Lengue sono due contadini intenti a sbucciare yuca che ci coinvolgono nella loro allegra chiacchierata offrendoci un buon ron e arrotolandoci delle foglie di tabacco da fumare. Lengue è l’abbreviazione di Lenguito, il soprannome che non lascia dubbi sulla sua loquacità. Ci mostra la sua casa e ci invita il giorno seguente per mostrarci la sua fattoria poco distante da lì. 
Puntuali ci presentiamo alla mattina con una bottiglia di ron e una scatola di dolcetti che vengono molto apprezzati dai piccoli di casa, tutti nipoti di Lengue. Ci sono due maschietti e una schiera di carinissime bambine tra i sette e i dieci anni sorridenti e incuriosite dalla nostra presenza.
A causa della pioggia di questi giorni i sentieri sono molto fangosi così, per addentrarci nella campagna, il nonno Lengue procura un carretto trainato da un cavallo. I due bambini ci seguono a cavallo, montando con grande naturalezza pur senza la sella. Attraversiamo una splendida valle circondata dai mogotes, formazioni rocciose di origine calcarea dalle curiose forme, dove dominano grandi piantagioni di tabacco.

Il signor Daniel muore dalle risate quando alla sera gli raccontiamo di aver conosciuto Omar il Poeta, o meglio il Repentista (uno che improvvisa).
Lo incontriamo dopo sette chilometri di cammino nei pressi del Mural de la Prehistoria, un dipinto lungo 120 metri sul fianco del mogote realizzato da un seguace di Diego Rivera nel 1961.
Cappello, stivali in gomma, un vago ricordo dell’ultima doccia e un insopportabile dono da rapper free style. Ci incamminiamo con lui per raggiungere una piccola comunità montana “Los Aquaticos”. Si dice che da ormai diverse generazioni queste famiglie utilizzino le virtù curative dell’acqua, rinnegando la medicina convenzionale. Scopriamo con stupore che l’ultimo patriarca sia morto nel 2002…portando con sé tutti i segreti di questa tradizione. Che cazzata!
Lungo il cammino Omar ci racconta la storia della sua vita, forse un pochino tanto farcita. Vive da queste parti col nonno, fa il contadino ma fatica a lavorare a causa di una infermità alla gamba che tiene a mostrarci…due macchiette di psoriasi. La sua casa di legno è stata distrutta nel 2005 dall’uragano Dennis e lo Stato gli ha costruito una nuova abitazione, questa volta in muratura. Ce la mostra fiero, ricominciando a cantare.
Ci porta da una famiglia di acquatici anche se par già strano che la bimba di due anni abbia la febbre e pianga in continuazione, mentre il nonno, quello sì che ha un’infermità, ha il piede messo molto male, probabilmente per un’infezione. Se avessimo con noi un antibiotico glielo daremmo, ma sono loro ad offrirci dell’acqua dall’aspetto torbido. Rifiutiamo. Omar assetato ne butta giù un bicchiere pieno come se nulla fosse, ma al secondo ne assapora per un attimo il gusto, lo guarda e con un gesto rapido,sempre come se nulla fosse, lo vuota a terra. Un po’ perplessi ci rimettiamo in marcia prendendo la via del ritorno.